Il mercato allenatori Serie B torna al centro del dibattito. In pochi giorni la categoria ha assistito a un nuovo giro di panchine che va oltre la semplice cronaca..

Guido Pagliuca ha chiuso la propria esperienza all’Empoli ed è ripartito dalla Carrarese, che nel frattempo ha interrotto il rapporto con Gabriele Cioffi dopo un avvio molto complicato. La società azzurra, rimasta senza allenatore, ha invece scelto Matteo Andreoletti.

Tre tecnici, due società e un intreccio che porta con sé almeno due domande.

La prima riguarda il mercato degli allenatori: ha senso che un tecnico possa lasciare una squadra e, nel giro di pochi giorni, sedersi sulla panchina di una concorrente dello stesso campionato?

La seconda, forse ancora più profonda, riguarda invece le società: quanto vale davvero un progetto tecnico presentato in estate se dopo cinque giornate può essere già accantonato?

Empoli e Carrarese, due cambi che raccontano situazioni differenti

Partiamo dalla Carrarese.

Un punto nelle prime cinque giornate rappresenta inevitabilmente un segnale pesante. Quando i risultati non arrivano e la squadra si ritrova sul fondo della classifica, l’allenatore diventa quasi sempre il primo elemento sul quale una società interviene.

L’uscita di scena di Cioffi può quindi essere letta secondo una logica ormai consolidata nel calcio professionistico: partenza negativa, classifica preoccupante, necessità di provare a dare una scossa.

Più interessante, almeno dal nostro punto di vista, è quanto accaduto a Empoli.

Perché qui la domanda non può fermarsi ai risultati delle prime cinque giornate.

Bisogna tornare indietro di qualche mese.

Da giugno a settembre: cosa resta del progetto Empoli-Pagliuca?

Quando una società sceglie un allenatore all’inizio della stagione non sta semplicemente assegnando una panchina.

Ci sono incontri, valutazioni, richieste tecniche, obiettivi, caratteristiche della rosa e una determinata idea di percorso.

Nel giugno 2026 Empoli e Pagliuca si sono seduti allo stesso tavolo e hanno deciso di iniziare insieme una stagione.

È quindi legittimo chiedersi cosa sia cambiato in così poco tempo.

La società immaginava un maggiore utilizzo dei giovani mentre l’allenatore avrebbe preferito una squadra più pronta?

Il mercato è stato differente rispetto a quello prospettato al tecnico al momento dell’accordo?

Gli obiettivi erano gli stessi?

L’Empoli considerava la propria rosa attrezzata per stare immediatamente nelle zone alte mentre Pagliuca vedeva la necessità di un percorso più graduale?

Sono domande alle quali, dall’esterno, non possiamo dare risposte certe.

Ed è proprio questo il punto.

Se un progetto nato durante l’estate si interrompe dopo poche settimane, significa inevitabilmente che qualcosa tra ciò che era stato immaginato a giugno e ciò che è accaduto a settembre non ha funzionato.

Un allenatore non dovrebbe essere una scelta improvvisata

È questo forse l’aspetto che dovrebbe interessare maggiormente i tifosi.

A inizio stagione ogni società presenta un progetto.

Si parla di obiettivi, programmazione, valorizzazione dei giovani, filosofia di gioco, mercato costruito insieme all’allenatore.

Poi arriva settembre e, in alcuni casi, tutto viene rimesso in discussione.

Se dopo cinque giornate una società arriva già alla separazione dal tecnico scelto pochi mesi prima, le possibilità sono essenzialmente due.

O la situazione è precipitata molto più velocemente di quanto fosse prevedibile, oppure la scelta iniziale non aveva basi sufficientemente solide.

Ed è questa seconda ipotesi che dovrebbe far riflettere.

Perché non stiamo parlando di calcio dilettantistico né di una categoria nella quale si possa procedere per tentativi.

La Serie B è il secondo campionato nazionale professionistico italiano.

Ci sono società strutturate, investimenti importanti, migliaia di abbonati e tifosi che seguono la propria squadra in casa e in trasferta.

Un allenatore non può essere considerato una scelta da correggere alla prima difficoltà come se a giugno non fosse esistita alcuna programmazione.

Cinque giornate possono davvero bastare?

Il calcio moderno concede sempre meno tempo.

Cinque giornate possono però rappresentare una porzione estremamente piccola di una stagione lunga e complessa come quella di Serie B.

Una squadra può pagare un calendario difficile, giocatori arrivati tardi, infortuni, condizione atletica non ancora ottimale o semplicemente il tempo necessario per assimilare un nuovo sistema di gioco.

Naturalmente esistono situazioni nelle quali una società percepisce che il rapporto non può funzionare e intervenire rapidamente può evitare problemi maggiori.

Ma se i cambi diventano la normalità, il rischio è trasformare il concetto stesso di progetto tecnico in qualcosa di puramente formale.

Un allenatore viene presentato a giugno come l’uomo giusto per costruire una squadra e pochi mesi dopo diventa improvvisamente il problema da risolvere.

Pagliuca alla Carrarese apre anche un’altra questione

C’è poi il secondo livello del problema.

Una volta conclusa l’esperienza con l’Empoli, Pagliuca può immediatamente rimettersi in gioco nello stesso campionato.

Ed è esattamente quello che è successo con la Carrarese.

Da un punto di vista professionale non c’è nulla di sorprendente: un allenatore libero ha tutto il diritto di accettare una nuova opportunità.

Dal punto di vista sportivo, però, la situazione merita almeno una riflessione.

Un allenatore porta con sé molto più di un modulo

Quando un tecnico lascia una squadra non porta via soltanto le proprie idee tattiche.

Conosce la preparazione atletica.

Conosce le gerarchie.

Sa quali giocatori stanno attraversando un momento difficile, quali stanno meglio fisicamente, quali soluzioni sono state provate durante la settimana e quali meccanismi non hanno funzionato.

Conosce dinamiche interne che un avversario normale può soltanto provare a intuire.

Se dopo pochi giorni quello stesso allenatore entra nello spogliatoio di una concorrente della stessa Serie B, questo patrimonio di informazioni cambia inevitabilmente prospettiva.

Non significa parlare di scorrettezza e tantomeno di vantaggio illecito.

Ma sarebbe altrettanto superficiale sostenere che quella conoscenza non abbia alcun valore.

Perché i calciatori hanno finestre e gli allenatori no?

Da qui nasce una contraddizione interessante.

Il mercato dei calciatori è regolato da finestre precise.

Terminata la sessione, salvo situazioni particolari, una società non può semplicemente prendere un giocatore sotto contratto con un’altra squadra e inserirlo immediatamente nella propria rosa.

Per gli allenatori il sistema è molto più fluido.

Quando il rapporto con il precedente club viene chiuso, un tecnico può tornare rapidamente in corsa.

La ragione è comprensibile: parliamo di professionisti e sarebbe difficile giustificare un sistema che impedisca a un allenatore rimasto senza squadra di lavorare.

Ma questo non significa necessariamente che l’unica soluzione possibile sia la libertà assoluta.

Il precedente Caserta

Non sarebbe neppure una novità per la Serie B.

Nella stagione 2025/26 Fabio Caserta aveva iniziato il campionato sulla panchina del Bari.

Dopo la conclusione di quell’esperienza, nello stesso campionato era tornato in gioco assumendo la guida dell’Empoli.

Situazioni differenti, tempi differenti, ma stesso principio: un allenatore può conoscere dall’interno una squadra della Serie B e, nel corso della medesima stagione, ritrovarsi alla guida di un’altra formazione dello stesso torneo.

Il caso Pagliuca rende semplicemente il fenomeno ancora più evidente per la rapidità con la quale si è sviluppato.

Mercato allenatori Serie B: serve davvero una nuova regola?

Non credo che la soluzione possa essere impedire a un allenatore di lavorare per il resto della stagione.

Sarebbe una misura eccessiva e difficilmente conciliabile con la libertà professionale.

Ma forse esiste uno spazio tra il divieto assoluto e il sistema attuale.

Si potrebbe discutere di un periodo minimo prima di poter assumere la guida di un’altra società della stessa categoria.

Oppure di finestre specifiche per i cambi di panchina.

O ancora di una disciplina differente per chi passa direttamente tra due club dello stesso campionato rispetto a chi sceglie una categoria differente o un’esperienza all’estero.

Non significa necessariamente che una di queste formule sia quella corretta.

Significa semplicemente chiedersi se il sistema attuale sia l’unico possibile.

La posizione della Cadetteria

Personalmente faccio fatica a considerare normale che un allenatore possa chiudere la propria esperienza con una squadra e, nel giro di pochi giorni, sedersi sulla panchina di una concorrente diretta.

Non perché ci sia qualcosa di scorretto nel comportamento del tecnico. Se arriva una proposta importante è comprensibile che venga valutata e accettata.

Il problema riguarda piuttosto il sistema che consente una mobilità quasi totale in un ruolo che porta con sé informazioni, conoscenze e dinamiche interne molto più profonde di quanto normalmente si racconti.

E c’è un secondo aspetto che forse mi convince ancora meno.

Le società scelgono un allenatore prima ancora che inizi la stagione.

Lo incontrano, gli illustrano il progetto, costruiscono insieme una rosa e fissano determinati obiettivi.

Per questo il caso Empoli-Pagliuca lascia inevitabilmente qualche interrogativo.

A giugno le due parti avevano evidentemente ritenuto di poter lavorare insieme. Tre mesi dopo il rapporto era già arrivato al termine.

Cosa è successo nel mezzo?

La società voleva puntare maggiormente sui giovani?

Pagliuca si aspettava un mercato differente?

Gli erano stati prospettati rinforzi che non sono arrivati?

Oppure gli obiettivi erano semplicemente diversi, con un Empoli che immaginava di competere immediatamente per le zone più alte?

Non possiamo conoscere dall’esterno le dinamiche interne.

Ma tirando una riga resta una sensazione difficile da ignorare: se una scelta fatta a giugno viene completamente ribaltata a settembre, qualcosa nella programmazione iniziale non ha funzionato.

E sono proprio i tifosi quelli che meritano maggiore chiarezza.

Perché seguire una squadra significa acquistare un abbonamento, organizzare trasferte, investire tempo e passione credendo in un progetto che viene presentato come tale.

La Serie B rimane il secondo campionato professionistico nazionale.

E forse proprio per questo sarebbe giusto pretendere che una scelta tecnica abbia basi sufficientemente solide da non sembrare, appena poche settimane dopo, quasi improvvisata.

Regolare il mercato senza togliere libertà

Il punto, quindi, non dovrebbe essere colpevolizzare Pagliuca, la Carrarese o qualsiasi altro allenatore che accetti una nuova opportunità.

La domanda riguarda il sistema.

Possiamo continuare ad accettare un mercato delle panchine completamente aperto durante tutta la stagione.

Oppure possiamo iniziare a chiederci se serva qualche limite che protegga maggiormente la continuità tecnica e l’equilibrio tra le squadre.

Lo stesso vale per le società.

Cambiare allenatore deve restare una possibilità.

Ma forse dovremmo smettere di considerare normale che un progetto costruito durante tutta un’estate possa essere archiviato dopo appena cinque partite senza interrogarci anche sulla qualità della programmazione che lo aveva generato.

E i tifosi cosa ne pensano?

Il passaggio di Pagliuca alla Carrarese e l’arrivo di Andreoletti a Empoli offrono quindi uno spunto che va molto oltre due semplici cambi di panchina.

Da una parte c’è la libertà degli allenatori di continuare a lavorare.

Dall’altra ci sono l’equilibrio competitivo, la credibilità dei progetti tecnici e il diritto dei tifosi a vedere società che costruiscano le proprie scelte con una prospettiva più lunga di qualche risultato negativo.

La Serie B dovrebbe introdurre una regola per il passaggio degli allenatori tra club della stessa categoria?

E soprattutto: quanto tempo dovrebbe essere concesso a un progetto prima di poter dire davvero che non ha funzionato?

Sono due domande sulle quali vale la pena discutere.

Perché dietro ogni panchina che salta non c’è soltanto un allenatore che se ne va. C’è anche una società che, pochi mesi prima, aveva deciso che quell’allenatore fosse la persona giusta da cui ripartire.

Vuoi avere il quadro completo delle panchine di Serie B? Consulta il nostro aggiornamento con tutti gli allenatori del campionato 2026/27, squadra per squadra, con i cambi avvenuti dall’inizio della stagione.


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